Benvenuti ad Agra, in India, per scoprire una delle meraviglie architettoniche più celebri al mondo. Ci troviamo di fronte al Taj Mahal, un magnifico mausoleo inserito tra i patrimoni dell'umanità dell'UNESCO e riconosciuto tra le nuove sette meraviglie del mondo. La sua storia affonda le radici nel diciassettesimo secolo, precisamente nel 1632, quando l'imperatore moghul Shah Jahan ordinò la costruzione di questo complesso monumentale. Il sovrano volle dedicare l'opera all'amatissima moglie Arjumand Banu Begum, nota come Mumtaz Mahal, che significa la luce del palazzo. Purtroppo la donna morì nel 1631 dando alla luce il quattordicesimo figlio della coppia, e l'imperatore decise di onorare una promessa fatta in vita realizzando questo straordinario luogo di sepoltura.
I lavori durarono ben ventidue anni, concludendosi intorno al 1654, e videro la partecipazione di circa ventimila persone tra artigiani locali e maestranze provenienti dall'Asia centrale e dall'Europa. L'identità dell'architetto principale rimane incerta, sebbene la maggior parte degli studiosi attribuisca il progetto a Ustad Ahmad Lahauri, mentre la cupola centrale fu opera dell'architetto ottomano Ismail Khan. Per realizzare un'opera così grandiosa furono impiegati materiali preziosi provenienti da ogni angolo del continente asiatico e trasportati anche grazie all'ausilio di oltre mille elefanti e bufali. Nel marmo bianco di Makrana vennero incastonate ventotto diverse varietà di pietre preziose e semi-preziose, tra cui diaspro, giada, cristallo, turchesi, lapislazzuli, zaffiri e corniola.
L'unico materiale di origine locale fu l'arenaria rossa, utilizzata per decorare le diverse strutture del complesso. La costruzione fu finanziata principalmente dai proventi della vendita del salnitro, richiesto dai paesi europei impegnati nella Guerra dei trent'anni. Una curiosità riguarda le impalcature: invece del tradizionale bambù furono usati mattoni e, per smantellarle rapidamente senza impiegare anni, l'imperatore concesse a chiunque di prendere quei mattoni per sé, facendo sparire l'intera struttura in una sola notte. Subito dopo il completamento, Shah Jahan fu deposto dal figlio e imprigionato, e con lo spostamento della capitale a Delhi, Agra perse importanza.
L'area cadde in un grave stato di abbandono nel corso dei secoli successivi, esposta all'erosione e ai saccheggi, fino all'intervento di restauro avviato alla fine dell'Ottocento dal viceré Lord George Nathaniel Curzon e completato nel 1908. Nel corso del Novecento il monumento fu protetto anche durante i conflitti mondiali e le guerre regionali erigendo apposite coperture. Oggi la sfida principale è rappresentata dall'inquinamento atmosferico, che ingiallisce il marmo bianco e richiede costanti interventi di pulizia e tutele ambientali per le industrie circostanti. Il complesso si estende su un'area di cinquecento ottanta per trecento metri e si compone di cinque elementi principali disposti secondo rigorosi principi di simmetria e geometria.
Entrando dal portone principale si accede a un grande giardino diviso in quattro parti da canali d'acqua. Ai lati della tomba centrale si trovano una moschea in arenaria rossa a ovest e un edificio gemello, chiamato jawab, a est. Il mausoleo vero e proprio sorge su un'alta piattaforma marmorea ed è affiancato da quattro minareti alti poco più di quarantatré metri e leggermente inclinati verso l'esterno per sicurezza antisismica. L'edificio principale, alto settantatré metri nel punto massimo, è rivestito di marmo bianco con una struttura interna in arenaria e mattoni, ed è coronato da magnifiche cupole. Ogni elemento architettonico, dalle nicchie ai pinnacoli, riflette una ricerca di armonia e proporzione che rende questo luogo un capolavoro senza tempo.
Audioguida aggiornata il 04/10/2026.
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