Info immagine: https://commons.wikimedia.org/wiki/User:NikonZ7II La monumentale mostra d'acqua che si staglia contro la facciata di Palazzo Poli rappresenta il punto terminale dell'antico acquedotto dell'Acqua Vergine, l'unico di epoca romana rimasto ininterrottamente in funzione dall'età dell'imperatore Augusto. Per comprendere la grandiosità di questa struttura, occorre fare un salto indietro nel tempo, quando l'architetto Marco Vipsanio Agrippa fece convogliare le acque dalle sorgenti di Salone fino al Campo Marzio. Nel corso dei secoli, il punto di arrivo di questo condotto sotterraneo subì numerose trasformazioni, passando da una semplice struttura medievale a tre bocche fino al bacino rettangolare progettato nel quindicesimo secolo da Leon Battista Alberti.
Se vi soffermate a osservare la complessa architettura della fontana, noterete come essa si integri con il palazzo retrostante. L'aspetto attuale si deve a un concorso indetto nel 1731 da papa Clemente XII, vinto inizialmente dallo scultore Lambert-Sigisbert Adam, ma poi affidato all'architetto romano Nicola Salvi. I lavori iniziarono nel 1732 e si protrassero per trent'anni, tra interruzioni, scarsità di fondi e accesi contrasti tra il progettista e lo scultore Giovanni Battista Maini. Nessuno dei due vide l'opera completata: dopo la morte di Salvi, la direzione passò a Giuseppe Pannini e infine a Pietro Bracci, che insieme al figlio Virginio portò a termine il monumentale gruppo scultoreo, inaugurato ufficialmente nel 1762.
Volgete ora lo sguardo al centro della composizione, dove domina la maestosa figura di Oceano, scolpita da Pietro Bracci. Il dio del mare è raffigurato con forme vigorose mentre incede su un cocchio a forma di conchiglia. Il carro è trainato da due cavalli alati, guidati da tritoni: osservate le differenze tra i due destrieri, uno fremente e agitato sulla sinistra, l'altro calmo e placido sulla destra, scelti per evocare i diversi temperamenti del mare. Ai lati della grande nicchia centrale, che ricorda la struttura di un arco di trionfo romano, potrete notare le statue della Salubrità e dell'Abbondanza, quest'ultima con il caratteristico corno colmo di frutti e monete.
Sopra queste nicchie laterali, i bassorilievi raccontano la storia dell'acquedotto. A destra, sopra l'Abbondanza, è raffigurato Agrippa nell'atto di approvare i disegni della condotta idrica; a sinistra, sopra la Salubrità, la tradizione popolare prende vita nel rilievo che mostra una giovane fanciulla nell'atto di indicare ai soldati romani la sorgente dell'acqua. Quattro grandi colonne corinzie sorreggono l'attico superiore, dove si stagliano quattro sculture allegoriche minori dedicate ai frutti della terra e alla bellezza della natura, sormontate dal grande stemma della famiglia Corsini.
Se abbassate lo sguardo verso la scogliera in travertino, potrete divertirvi a cercare i numerosi dettagli naturalistici scolpiti con precisione. Tra le rocce animate dallo scorrere dell'acqua si nascondono piante di cappero, fichi selvatici, edera, una colocasia galleggiante e persino piccoli animali come una lumaca e una lucertola. Sul lato sinistro, sopra il parapetto che compensa il dislivello della piazza, noterete un insolito vaso di travertino, soprannominato Asso di coppe. La tradizione locale vuole che Salvi lo abbia collocato in quel punto preciso per coprire la visuale a un barbiere che aveva la bottega sulla piazza e non smetteva di criticare i suoi lavori.
La fontana è legata a celebri usanze popolari, prima fra tutte il lancio della monetina, introdotto tra l'Ottocento e il Novecento dall'archeologo Wolfgang Helbig come rito di buon auspicio per garantire un ritorno nella città. Un tempo, inoltre, le ragazze offrivano un bicchiere di quest'acqua ai fidanzati in partenza, rompendo poi il vetro come promessa di fedeltà. Oggi questo capolavoro barocco continua a incantare il mondo, protetto da costanti interventi di restauro e valorizzato da un moderno impianto di illuminazione artistica a tecnologia led.
Fonti consultate: Fontana di Trevi. Testo rielaborato per LeAudioGuide, 4 ottobre 2026. Testo distribuito con licenza CC BY-SA 4.0; attribuzione alle voci e ai relativi autori tramite i collegamenti alle fonti.