Il Duomo di San Lorenzo è uno degli edifici religiosi più importanti di Abano Terme e conserva una storia che affonda le proprie radici nell’antichità. Il territorio su cui sorge era già stato interessato dalla centuriazione romana e le ricerche archeologiche hanno fatto ipotizzare la presenza, in epoca molto antica, di un piccolo luogo di culto paleocristiano o di una sepoltura di epoca romana.
L’intitolazione a San Lorenzo è un ulteriore indizio dell’antichità della tradizione religiosa del luogo. Il santo, martire del III secolo, fu infatti oggetto di una devozione molto diffusa già nei primi secoli del cristianesimo.
Le prime testimonianze documentarie risalgono all’XI secolo. Un documento del 1077 attesta ad Abano la presenza di un’importante pieve dotata di fonte battesimale. La chiesa dedicata a San Lorenzo compare poi in un atto di donazione del 1147, voluto dal vescovo di Padova, san Bellino. La pieve aveva giurisdizione su un territorio molto vasto e la sua importanza crebbe al punto che, alla fine del Duecento, il pievano era affiancato da tre chierici.
La storia dell’edificio fu però segnata anche da periodi difficili. Nel 1314 la chiesa e l’abitato di Abano furono distrutti durante gli scontri tra i Padovani e le forze di Cangrande I della Scala. La distruzione avvenne nel contesto delle guerre che coinvolsero Padova e Vicenza e che culminarono, nello stesso anno, nella battaglia di San Pietro.
La chiesa venne ricostruita rapidamente e il nuovo edificio aveva tre navate. Di quella costruzione medievale rimane oggi soprattutto il campanile, elemento di grande interesse storico e architettonico, considerato l’unico esempio ancora conservato nel territorio di Abano risalente a quel periodo.
Nel 1456 il beneficio della pieve passò ai Capodilista, una delle più importanti famiglie nobili padovane. Pur lasciando ai sacerdoti la cura della comunità e mantenendo un ruolo laico, la famiglia conservò il diritto di nominare i sacerdoti della chiesa. Questo privilegio rimase in vigore fino al 1564, quando, in seguito alle disposizioni del Concilio di Trento, la nomina dei sacerdoti passò al vescovo.
La chiesa che vediamo oggi è il risultato di una lunga trasformazione. Nel 1780 iniziarono i lavori per costruire un nuovo duomo a navata unica, progettato dall’architetto Domenico Cerato. La prima pietra venne posata il 15 maggio, ma i lavori procedettero molto lentamente e l’edificio fu completato soltanto alla fine dell’Ottocento. La consacrazione arrivò addirittura nel 1935.
Anche la facciata ha avuto una storia particolare. Nel 1905 venne realizzata in stile neoclassico-palladiano, con colonne, lesene e capitelli. Questa soluzione architettonica, però, risultava poco armoniosa rispetto all’antico campanile gotico e modificava profondamente l’aspetto originario dell’edificio. Per questo motivo, nel 1967 la facciata venne completamente rifatta su progetto dell’architetto Efrem Ferrari di Trento, questa volta secondo un linguaggio neoromanico.
Osservandola con attenzione, si possono riconoscere quattro sculture realizzate da Luigi Strazzabosco e ispirate ai simboli dei quattro evangelisti: il leone per San Marco, il bue per San Luca, l’aquila per San Giovanni e l’angelo per San Matteo.
Al centro si apre il grande portone in ferro, opera dell’artista trevigiano Toni Benetton. Il disegno del portone ritorna anche nelle inferriate delle tre finestre della parte superiore della facciata. Sui gradini d’ingresso si trova inoltre un’antica vera da pozzo in marmo bianco, un dettaglio particolarmente suggestivo se si considera il legame profondo che Abano ha sempre avuto con l’acqua.
Accanto alla facciata si innalza il campanile, che conserva la struttura più antica dell’intero complesso. La parte inferiore, realizzata in trachite, appartiene alla costruzione originaria, mentre la parte superiore fu ricostruita e innalzata dopo la distruzione del 1314. La torre mantiene ancora oggi le caratteristiche del linguaggio gotico medievale e rappresenta una delle testimonianze più preziose della storia antica di Abano.
Entrando nel duomo ci si trova davanti a un’ampia navata unica, lungo la quale sono disposti sei altari laterali. L’altare maggiore ospita il ciborio del Santissimo Sacramento. Sulla controfacciata si trovano inoltre due statue raffiguranti la Fede e la Speranza, provenienti dalla chiesa padovana di Sant’Agostino, demolita nell’Ottocento. Le opere furono acquistate prima del 1822 dall’arciprete Gaspare Motti.
Di particolare interesse sono anche i dipinti conservati sugli altari, realizzati in epoche diverse. Tra le opere seicentesche troviamo il San Giovanni Battista di Alessandro Maganza e il San Giuseppe col Bambino di Antonio Zanchi. Del 1712 è invece la Flagellazione di Cristo di Bartolomeo Litterini.
Due tele sono attribuite a Giovanni Antonio Fumiani, detto il Pitocchetto: Cristo in gloria con santi e San Lorenzo. Quest’ultima, dedicata al patrono della città, assume naturalmente un significato particolare all’interno del duomo.
Nella parte terminale del presbiterio, all’interno di una grande nicchia, si trova infine l’organo. Lo strumento venne costruito nel 1967 dalla ditta Tamburini di Crema e fu successivamente ampliato nel 1975 con l’aggiunta della terza tastiera. L’intervento fu progettato anche con il contributo del direttore del Conservatorio di Padova Cesare Pollini e dell’organaro Wolfango Dalla Vecchia.
Nel 1999 l’organo venne sottoposto a un importante restauro dalla ditta Diego Bonato, su progetto del musicista Francesco Finotti, con una revisione completa del meccanismo. Lo strumento dispone oggi di circa 3.600 canne e 48 registri e conserva la consolle originale Tamburini del 1975.
Il Duomo di San Lorenzo racconta dunque, attraverso il suo campanile, la facciata, le opere d’arte e gli arredi, molti secoli della storia di Abano Terme: dalle più antiche origini cristiane fino alla città moderna, sempre profondamente legata alla propria tradizione religiosa e al territorio delle Terme Euganee.